L’allarme nei dati dell’Inps. Massagli: “L’Italia cresce ma non basta: molte fragilità strutturali
Quali sono le fragilità persistenti?
Quali sono le fragilità persistenti?
Partiamo dalla demografia. È solo un problema di nascite?
Riguarda anche la natalità economica: meno imprese, meno brevetti, meno fiducia nel futuro.
Sono crepe interdipendenti, soprattutto sul piano culturale.
La politica non può generare fiducia per legge, però può rendere più favorevole l’ambiente in cui famiglie e imprese decidono di rischiare”.
Che cosa significa, in concreto?
Va in questa direzione la certificazione per la conciliazione tra vita professionale e vita privata promossa dal ministero per la Famiglia, la Natalità e le Pari opportunità e incentivata dal decreto Primo Maggio.
Ora bisognerà valutarne gli effetti.
Le misure devono incidere sulla vita quotidiana, non soltanto trasferire risorse”.
C’è un nesso tra bassa occupazione femminile e denatalità?
Eppure, restano differenziali occupazionali e salariali tra uomini e donne.
Questo divario non si colma con incentivi estemporanei”.
Che ruolo può avere il welfare aziendale?
Il welfare aziendale può ribaltare l’approccio tradizionale: non solo garanzia del posto e del reddito durante l’assenza, ma servizi pagati dal datore di lavoro perché sia possibile curare i bambini e rientrare senza rinunce forzate. Così diventa leva di produttività e coesione”.
Veniamo ai salari. Il Rapporto Inps registra una ripresa?
Grazie ai rinnovi contrattuali, però, i salari hanno ripreso a crescere: +3,6% nel 2025 sul 2024 e +14,5% rispetto al 2019.
Gli interventi fiscali su aliquote, detrazioni ed esenzioni hanno aiutato soprattutto i redditi bassi, cresciuti quanto l’inflazione, cioè del 19,2%. Non è accaduto lo stesso per il ceto medio”.
Quale strada indica?
Alla contrattazione decentrata e alla partecipazione spetta invece distribuire la produttività dove viene generata”.
*Il seguente articolo è stato pubblicato su Quotidiano.net, il 10 luglio 2026