di GIORGIO POGLIOTTI*
In dieci anni è cresciuta enormemente la diffusione dei piani di welfare aziendali (+839%) che oggi interessano oltre 4 milioni di dipendenti (+699%). Il credito medio è pari a 688 euro, mentre il valore complessivo dei piani di welfare gestiti nel 2025 supera i 3,2 miliardi di euro (senza considerare buoni pasto, previdenza complementare contrattuale e assistenza sanitaria integrativa contrattuale).
A dieci anni dalla legge di bilancio 2016, che ha declinato in chiave moderna la disciplina del welfare aziendale regolata dal Tuir (commi 2, 3 e 4 dell’articolo 51 del Testo unico delle imposte sui redditi) è Aiwa (Associazione italiana welfare aziendale, rappresenta 28 società, il 90% di questo mercato) a fare il punto sul livello di diffusione con un’indagine condotta tra gli associati.
Emerge una presenza in tutte le categorie: in cinque anni il valore è cresciuto per operai (+84%), impiegati (+63%), quadri (+28%), mentre è diminuito per i dirigenti (-24%). La media di 688 euro è condizionata dal valore del welfare obbligatorio contenuto nei Ccnl che vale circa 200 euro in media, con la novità che questa voce è esplicitamente considerata parte del Tec (Trattamento economico complessivo), in seguito alla conversione in legge del cosiddetto Decreto 1° maggio. Il valore dei piani welfare derivanti dalla conversione del Premio di risultato è ancora più alto, considerando che l’importo medio dei premi è 1.596 euro (oltre il 40% dei beneficiari lo convertono in welfare), per i piani “on top” derivanti da un accordo, contratto o regolamento aziendale distinto dal premio di risultato il valore medio è poco inferiore a mille euro.
I settori con la maggiore diffusione sono il metalmeccanico e servizi (indicati dal 72% delle aziende oggetto dell’indagine), seguiti dal commercio (50%) e dalla manifattura diversa dalla meccanica (40%). La novità è rappresentata dalla diffusione tra le piccole e le medie imprese, dove il welfare è cresciuto più che nelle grandi imprese (68%), ma è in forte crescita nell’ultimo triennio anche la presenza nelle micro e piccole imprese. Le ragioni principali della scelta sono da ricondurre ad una serie di fattori: l’aumento del potere di acquisto dei lavoratori, la riduzione del costo del lavoro per l’impresa, l’attrazione e la retention dei lavoratori, l’attezione alla salute e benessere dei lavoratori.
Quali sono i servizi più apprezzati dai lavoratori? Anzitutto i buoni acquisto/fringe benefit, poi i servizi per l’infanzia e per la scuola (per i figli dei dipendenti), seguono cultura, sport e tempo libero; assistenza sanitaria integrativa. Da notare che il credito welfare assegnato ai dipendenti viene utilizzato oltre il 75% del valore dall’80% dei lavoratori, soprattutto attraverso piattaforme internet o mobile. I piani di welfare sono più spesso disciplinati in regolamenti aziendali (44%) che dalla contrattazione collettiva (37%), sia nazionale (28%), che aziendale (8%), che territoriale (1%). Il 16% dei piani è “concessivo”, ovvero non regolato da atti o contratti obbligatori. Senza trascurare, infine, che il 96% degli operatori di welfare ha registrato un incremento dei piani gestiti e del relativo fatturato negli ultimi tre anni.
Per il presidente di Aiwa Emmanuele Massagli (Università Lumsa di Roma e membro esperto del Cnel)
il welfare aziendale è «oramai diventato maturo e deve decidere cosa fare “da grande”. La sfida è la riscoperta e l’aggiornamento dei beni e servizi a maggiore caratterizzazione sociale, aggiungendo a quanto già previsto dall’articolo 51 comma 2 del Tuir anche le misure per la cura degli animali domestici, la mobilità sostenibile, il rimborso delle spese per l’affitto degli studenti fuori sede per motivi di studio terziario, la cessione del credito welfare a colleghi con esigenze di cura e al terzo settore, le polizze vita caso-morte nel compimento degli atti della vita quotidiana».
Come è noto per i fringe benefit la soglia di esenzione fiscale è di 1.000 euro per i lavoratori senza figli a carico (2mila con figli fiscalmente a carico), lo stesso regime fiscale è previsto nel 2027, mentre nel 2028 si tornerà a 258,23 euro in assenza di interventi.
«È bene che la soglia economica di questi benefit sia stabilizzata per sempre sul valore di 1.000 euro», afferma Massagli, «per superare il “tira e molla” a cui si assiste periodicamente».
*Il seguente articolo è stato pubblicato su Il Sole 24 Ore il 7 luglio 2026