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Sbarra: “Togliamo l’Iva sui beni essenziali per difendere le fasce deboli”

Sbarra: “Togliamo l’Iva sui beni essenziali per difendere le fasce deboli”

da Lug 4, 2022Rassegna Stampa

di Rosaria Amato*

«Attendiamo nei prossimi giorni la convocazione del Premier Draghi. Gli ultimi dati dell’inflazione a luglio indicano un’emergenza che non ammette rinvii». A fronte dell’ennesimo rialzo dei prezzi al consumo, stavolta all’8%, Lugi Sbarra, leader della Cisl, torna a chiedere con urgenza un tavolo con imprese e governo: «Possiamo uscire più forte da questa crisi se tutti remeremo nella stessa direzione. Credo che Draghi sia la persona giusta, con la sua autorevolezza, per rilanciare una stagione di vera concertazione».

Il Covid, la guerra, l’inflazione, sono state tutte trattate come emergenze. È il momento di pensare a soluzioni strutturali?

«La migliore difesa delle retribuzioni è la via contrattuale. Vanno rinnovati tutti i contratti, e il trattamento economico complessivo dei quelli più applicati va esteso a tutti i lavoratori, e sostenuto da un fisco meno oppressivo sui redditi da lavoro dipendente medio-bassi, che sono quelli che contribuiscono quasi all’80% delle entrate».

Le famiglie stanno riducendo persino i consumi alimentari, gli esercenti chiedono la sterilizzazione dell’Iva. Può essere una soluzione?

«Anche noi pensiamo che sia necessario introdurre nuovi strumenti che permettano alle fasce deboli acquisti dei beni di largo consumo in esenzione Iva, e detassare i “fringe benefits” contrattuali fino a 1.000 euro dagli attuali 258. Si deve anche abbattere in via strutturale il cuneo fiscale lato lavoro ed assicurare la piena rivalutazione delle pensioni».

Con l’inflazione più alta in quasi 40 anni si sta ricominciando anche a parlare di scala mobile.

«L’inflazione è la tassa più iniqua, perché pesa di più su chi ha di meno. Riduce il potere di acquisto in maniera insostenibile per i redditi più bassi e in maniera quasi impercettibile per i redditi più alti. Ma è sbagliato pensare a meccanismi automatici come lo era la scala mobile che, come predicava Ezio Tarantelli, innescava una rincorsa salariale ed una spirale inflattiva ancora più pericolose. La strada da seguire è invece quella di un accordo per una nuova stagione di politica dei redditi: vanno subito detassati i frutti dei rinnovi contrattuali, messi sotto controllo prezzi e tariffe pubbliche, estesa la platea del bonus bollette, confermando in via strutturale l’abbattimento delle accise sui carburanti e prorogando il bonus di 200 euro per lavoratori e pensionati con redditi sotto i 35 mila euro».

Una lista che richiede risorse ingenti. La lotta all’evasione fiscale potrebbe garantirle: secondo lei si sta facendo abbastanza?

«I numeri li ha dati la stessa Agenzia delle Entrate: appena il 21% dei contribuenti con redditi oltre i 29 mila euro lordi paga più del 71% dell’Irpef, solo l’1,21% dichiara più di 100.000 euro, siamo davanti a un fenomeno di evasione di massa di più di cento miliardi ogni anno. Bisogna rafforzare il personale delle agenzie fiscali, introdurre un vero sistema all’americana di contrasto di interessi per combattere l’evasione dell’Iva, le frodi e l’elusione fiscale, tassare di più la rendita. Tutto ciò che viene ricavato dalla lotta all’evasione deve servire a ridurre le tasse».

E sugli extraprofitti? Ci sono margini per chiedere di più?

«L’attuale aliquota del 25% è troppo bassa. Ci sono margini per chiedere un contributo maggiore alle imprese energetiche che stanno facendo grandi profitti. Abbiamo bisogno di equità e di giustizia sociale».

Anche le imprese lamentano gli effetti dell’inflazione.

«Bisogna distinguere: ci sono aziende che hanno fatto grandi profitti in questi due anni. Penso alla logistica all’e-commerce per esempio. È giusto che paghino di più sul piano fiscale, così come bisogna fermare i vergognosi casi di speculazione sull’aumento dei prezzi da parte di settori che nulla hanno a che vedere con l’aumento dei costi dell’energia».

*Il seguente articolo è stato pubblicato su Repubblica.it, il 4 luglio 2022

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