Lo smart working “finanzia” il welfare aziendale (almeno nella Pa)

da Gen 22, 2021Dicono di noi, Rassegna Stampa

Una nuova fonte emergenziale derivata dalle risorse non utilizzate durante il 2020 grazie allo smart working potrebbe finanziare il welfare delle Pa.

di Marco Barbieri*

Lo smart working potrebbe finire per “aiutare” il welfare aziendale. Almeno nella Pubblica Amministrazione (Pa). La legge di bilancio 2021 non ha fatto bene al welfare aziendale. Lo abbiamo scritto lo ha ribadito il presidente di Aiwa, Emmanuele Massagli. Almeno due provvedimenti (quello che favoriva la mobilità e quello che aumentava la quota fiscalmente esente dei fringe benefit) attesi non hanno trovato posto nella norma che guida le scelte di bilancio di quest’anno.

Ma nelle pieghe del testo c’è chi ha trovato una briciola di opportunità, anche in questa legge sorda al futuro del welfare aziendale. Giovanni Scansani, notissimo consulente di welfare aziendale, e prezioso collaboratore di wewelfare.it, ha compulsato la legge 178/2020 (legge di bilancio 2021) e ha trovato al comma 870 dell’articolo uno “un’interessante nuova fonte “emergenziale” di finanziamento del welfare aziendale, destinato al personale civile delle Pubblica Amministrazione”. Esso prevede, infatti, che “le risorse destinate (…) a remunerare le prestazioni di lavoro straordinario (…) non utilizzate nel corso del 2020, nonché i risparmi derivanti dai buoni pasto non erogati nel medesimo esercizio (…) possono finanziare nell’anno successivo, nell’ambito della contrattazione integrativa (…) i trattamenti economici accessori correlati alla performance e alle condizioni di lavoro, ovvero agli istituti del welfare integrativo”.

Insomma le risorse che le Amministrazioni risparmieranno per riduzione di straordinari e mancata erogazione di buoni pasto per i dipendenti pubblici in smart working potranno non andare “in economia”, ma potranno trasformarsi in nuove risorse per gli stessi dipendenti.
D’altronde una fonte della riduzione dei costi per lavoro straordinario è lo smart working che (almeno in ambito pubblico) è anche spesso la ragione del taglio secco dei buoni pasto (due tagli di non poco conto per le buste paga medie). “Con questa norma – spiega Scansani – quello che esce dalla porta (le tasche degli smart worker) potrebbe rientrare dalla finestra (sempre le tasche degli smart worker) con tutti i benefici (maggiori) che gli interventi di welfare aziendale sono in grado di generare”.

Si tratterà sostanzialmente di una opportunità capace di trasformarsi in qualche versamento aggiuntivo per le posizioni di previdenza complementare, o per le polizze di integrazione sanitaria. Nella Pubblica Amministrazione è difficile trovare altre modalità di prestazioni di welfare aziendale. Meglio che niente, ovviamente. Resta tuttavia una suggestione che potrebbe suggerire soluzioni diverse. Scansani conclude: “Su questo anche le imprese private potrebbero farci una riflessione in sede di definizione dei budget”.

*Il seguente articolo è stato pubblicato su Ilmessaggero.it e Wewelfare.it il 19 gennaio 2021

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