Rinnovo del Ccnl metalmeccanico: i sindacati chiedono di ”rafforzare” il welfare aziendale

da | Set 11, 2019 | Rassegna Stampa

Lo scorso 4 settembre le rappresentanze dei lavoratori del comparto metalmeccanico hanno presentato la prima ipotesi di piattaforma per il rinnovo del contratto collettivo nazionale. I sindacati chiedono la conferma di flexible benefit (250 euro/anno), assistenza sanitaria (anche per pensionati) e previdenza(più informazione). Il welfare, dunque, si conferma uno dei contenuti centrali del lavoro 4.0.

Secondo Welfare, nell’articolo sotto riportato, ripercorre ed esamina i principali contenuti presentati dalla piattaforma sul tema.

di Valentino Santoni*

Lo scorso 4 settembre, al termine dei consigli unitari di Fim Cisl, Fiom Cgil e Uilm Uil, si è svolta a Roma la conferenza stampa delle rappresentanze sindacali del settore metalmeccanico. Nel corso dell’incontro – nel quale sono intervenuti Marco Bentivogli (segretario generale Fim), Francesca Re David (segretaria generale Fiom) e Rocco Palombella (segretario generale Uilm) – sono stati presentati i contenuti dell’ipotesi di piattaforma con cui sarà avviata la discussione sul rinnovo del contratto nazionale di settore in scadenza il 31 dicembre 2019.

Come abbiamo già avuto modo di raccontarvi, quello del comparto metalmeccanico è stato il primo Ccnl a prevedere forme il welfare aziendale. Il 26 novembre 2016, dopo oltre un anno di trattative, le principali sigle sindacali e datoriali avevano infatti sottoscritto un accordo che prevedeva – tra le altre cose – una “quota” che ogni impresa del settore doveva destinare annualmente ad ogni dipendente per quelli che la normativa vigente definisce come flexible benefit, cioè beni e servizi di varia natura per il benessere dei dipendenti. Per il 2017 furono stabiliti 100 euro, per il 2018 150 e per il 2019 200.

I contenuti della proposta negoziale

Come si legge dal comunicato stampa pubblicato da Fim Cisl, molti sono gli aspetti su cui le parti sociali vogliono confrontarsi per l’imminente rinnovo. Tra i più dirimenti vi sono: l’aumento del salario dell’8% sui minimi contrattuali, il miglioramento delle relazioni industriali, dei diritti di partecipazione e delle politiche attive, la valorizzazione della formazione e delle innovazioni per quanto riguarda la questione degli inquadramenti.

Altre tematiche trattate riguardano la sicurezza e la salute all’interno dell’ambiente lavorativo, il sistema degli appalti, l’orario di lavoro e il percorso democratico. Uno spazio specifico all’interno della proposta condivisa è infine dedicato al tema del welfare integrativo, il quale è visto come un istituto cruciale per le parti sindacali.

Rafforzare il welfare aziendale

In particolare, come è possibile leggere dall’ipotesi presentata, i sindacati chiedono di “mantenere l’attuale meccanismo dei flexible benefit, aumentandone l’importo a 250 euro annui“. Il documento aggiunge poi che “a questo proposito vanno verificate le condizioni per definire una piattaforma metalmeccanica welfare unica nazionale a gestione delle parti. A tale scopo si possono sperimentare le possibilità di integrare nella piattaforma welfare anche i servizi territoriali sulla base dei bisogni sociali delle persone“.

Oltre all’interpretazione del welfare aziendale come elemento ormai inderogabile per il rinnovo del Ccnl, attraverso le loro richieste i sindacati propongono di dar vita quindi ad una piattaforma digitale welfare comune per tutto il comparto, attraverso la quale sia possibile interagire e confrontarsi con i servizi e le attività del contesto locale in cui ogni azienda è inserita. Si tratta di un grande passo, che segna una forte presa di posizione dei sindacati: non solo vi è infatti una diretta richiesta di un incremento della cifra destianta al welfare, ma anche una proposta concreta finalizzata a rafforzare (potenzialmente) l’impatto sociale di tali prestazioni (come evidenziato anche in questo recente articolo scritto da Zandonai e Venturi).

E questo non è una cosa da poco, dato che il Ccnl metalmeccanico è uno dei contratti collettivi più rappresentantivi nel nostro Paese: secondo Inps e Cnel (vuoi saperne di più?) l’accordo riguarderebbe infatti oltre 57.000 imprese e circa 1.500.000 dipendenti. Anche per tali ragioni, ci impegnamo nel continuare ad analizzare tutte le novità legate a questa esperienza.

*Il seguente articolo è stato pubblicato su Secondowelfare.it, il 6 settembre 2019

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